OTTAVIA - COMUNE DI MONTESPERTOLI

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Ottavia perché

Il testo di Italo Calvino

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La metafora della rete1

Il testo di Italo Calvino, cui abbiamo rivolto lo sguardo per la scelta del nostro simbolo, narra più di cinquanta probabili modelli di città, tutte con un nome di donna. Lì abbiamo trovato la lotta tra il bisogno di equilibrio e l’incertezza delle regole.  Il racconto dell’impegno civile che, tra paura e scoraggiamento, fatica ad elevarsi.  E lo smarrimento è massimo quando l’autore ci porta in una città costruita sul vuoto, sospesa su un baratro in mezzo a due montagne scoscese, con sotto niente. Qui si fa la conoscenza dell’arte di sopravvivenza: imparare a resistere alle vertigini che si prova quando manca la terra sotto i piedi. Allontanarsi? Opporsi? No! Non ci sono alternative: darsi da fare per stare in equilibrio, è inevitabile!  Abituarsi, come fanno gli abitanti di Ottavia, al passaggio dei baratri senza farsi prendere dal senso del vuoto.


Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città - ragnatela. C'è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c'è niente per  centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s'intravede più in basso il fondo del burrone. Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno.
Tutto il resto, invece d'elevarsi sopra, sta appeso sotto: scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d'acqua, becchi del gas, girarrosti, cesti appesi a spaghi, montacarichi, docce, trapezi e anelli per i giochi, teleferiche, lampadari, vasi con piante dal fogliame pendulo.
Sospesa sull'abisso, la vita degli abitanti d'Ottavia è meno incerta che in altre città.
Sanno  che più di tanto la rete non regge.
2

Il testo che segue, di Italo Tanoni, suggerisce, poi, come l’immagine della rete tocca anche il nostro ambito. Spinge a rivedere la successione e la gerarchia degli eventi, e a sperimentare nuove forme per il raggiungimento della più ragionevole risoluzione dei problemi.

Rete vuol dire connettività di ogni elemento con tutti gli altri senza che esista necessariamente un centro dominante, quindi rifiuto di ogni centralità e gerarchia, ma anche eterogeneità, polivalenza, disponibilità alla diversità, alla negoziazione.3

 

  1. Documento redatto dall’Ufficio Edilizia
  2. Da “Le città invisibili” di Italo Calvino - Einaudi
  3. Da “L’enigma virtuale” di Italo Tanoni - Anicia

La metafora della

 

 

 

rete

Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Dicembre 2012 09:34
 
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